
10) Plotino. Dalla purificazione alla contemplazione: la bellezza.
    L'anima purificata si fa bella; la sua bellezza, superiore a
quella della realt esterna,  premessa alla possibilit di una
elevazione fino a raggiungere la visione della Bellezza in s,
cio dell'Idea del Bello presente nella seconda ipostasi. Questa
concezione della bellezza  di chiara derivazione platonica

Enneadi, I, 6, 9 (vedi manuale pagina 207).

1   Che vede dunque questa vita interiore? Appena risvegliata,
essa non pu veder bene gli oggetti risplendenti. Bisogna abituare
l'anima stessa a vedere anzitutto le belle occupazioni, poi le
belle azioni, non quelle che le arti eseguono, ma quelle degli
uomini che diciamo virtuosi, e in seguito l'anima di coloro che
compiono queste belle azioni.
2   Ma come si pu vedere la bellezza dell'anima buona?.
3   Ritorna in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora
interiormente bello, fa' come lo scultore di una statua che deve
diventar bella. Egli toglie, raschia, liscia, ripulisce finch nel
marmo appaia la bella immagine: come lui, leva tu il superfluo,
raddrizza ci che  obliquo, purifica ci che  fosco e rendilo
brillante e non cessare di scolpire la tua propria statua, finch
non ti si manifesti lo splendore divino della virt e non veda la
temperanza sedere su un trono sacro.
4   Se tu sei diventato ci; se tu vedi tutto questo; se sar pura
la tua interiorit, e tu non avrai alcun ostacolo alla tua
unificazione e nulla che sia mescolato interiormente con te
stesso; se tu sei diventato completamente una luce vera, non una
luce di grandezza o di forma misurabile che pu diminuire o
aumentare indefinitamente, ma una luce del tutto senza misura,
perch superiore a ogni misura e a ogni qualit; se ti vedi in
questo modo, tu sei diventato ormai una potenza veggente e puoi
confidare in te stesso. Anche rimanendo quaggi tu sei salito n
pi hai bisogno di chi ti guidi; fissa lo sguardo e guarda: questo
soltanto  l'occhio che vede la grande bellezza.
5   Ma se tu vieni a contemplare lordo di cattiveria e non ancora
purificato oppure debole, per la tua poca forza non puoi guardare
gli oggetti assai brillanti e non vedi nulla, anche se ti sia
posto innanzi un oggetto che pu essere veduto. E' necessario,
infatti, che l'occhio si faccia eguale e simile < all'oggetto >
per accostarsi a contemplarlo. L'occhio non vedrebbe mai il Sole
se non fosse gi simile al Sole, n un'anima vedrebbe il bello se
non fosse bella.
6   Ognuno dunque diventi anzitutto deiforme e bello, se vuole
contemplare Dio e la Bellezza. Salendo, egli arriver dapprima
presso l'Intelligenza e sapr che col tutte le Idee sono belle e
dir che quella  la bellezza - cio le Idee: per queste infatti
che sono il prodotto e l'essere dell'Intelligenza, esistono tutte
le bellezze -. Ci che  al di l della bellezza  detto la natura
del Bene e la Bellezza le sta innanzi tutt'intorno. Cos con una
formula sintetica diremo che la Bellezza  l'essere primo; ma chi
voglia distinguere gli intelligibili, chiamer il Bello
intelligibile luogo delle Idee, e il Bene che  al di l lo dir
sorgente e principio del Bello. Altrimenti, si dovrebbe
identificare anzitutto bello e bene: comunque, il Bello  lass <
nell'intelligibile >

(Plotino, Enneadi, Rusconi, Milano, 1992, pagine 141-143).

